Viviamo in una società che cerca il successo ad ogni costo, il guadagno e l'ammirazione. La cosa peggiore che ci possa succedere è sentirsi falliti!
Ci si può insultare con qualunque parola ma non diamoci di falliti , è la cosa peggiore che possa accadere a qualcuno! Fallire è perdere il senso di vivere....così si crede.... l'impatto della parola è serio, pensandoci bene non si crede tanto né nei successi né nei fallimenti quanto in quella parola! Nel linguaggio comune, il termine “fallito”, si utilizza in modo peggiorativo per indicare che una persona non ha raggiunto nella vita quello che “si dice” ci sia da raggiungere e che neanche in futuro sarà capace di ottenerlo.

Nessuno vuole essere un fallito, è un insulto esistenziale. Inoltre, se uno ha fallito non è stata colpa sua. E’ sempre colpa di qualcun altro! E’ una difficoltà riconoscere il fallimento. Si preferisce dare la colpa ad incidenti esterni, perchè questo ci autorizza a sperare che qualche volta l’incidente operi a nostro favore. Il caso ci nasconde da qualunque responsabilità. E anche se gli incidenti si ripetono, continuiamo a considerarli incidenti e li attribuiamo alla “mala sorte”. Preferiamo ripetere la nostra azione mille volte, fino a consumare la vita, prima di affrontare il fatto di metterla in discussione. Questo modo di vivere ci fa male, crea problemi perchè ci impone di arrivare a quel “successo” per essere riconosciuti. I modelli della nostra epoca sono di persone di successo e si fa di tutto per assomigliare loro, non mettiamo in discussione questo stato di cose, facciamo di tutto per assomigliare a chi è di successo e basta.
Quando parliamo del fallimento stiamo parlando del riconoscimento profondo della cose che sono fallite in noi stessi e del renderci conto che non abbiamo raggiunto quello che credevamo fosse importante raggiungere e quello che una volta abbiamo creduto, non è più possibile continuare a crederlo.
La mia azione è orientata dalle mie credenze. Nel fallimento si produce una rottura del sistema di credenze. Falliscono determinate credenze e questo mette in discussione la mia azione. Il riconoscimento del fallimento non è la negazione dell’azione, ma è accettare di mettere in discussione le credenze così da cambiare lo sguardo su una situazione di sofferenza. È una delle esperienze interne più difficili da accettare ma è quella che rende possibile qualunque cambiamento, qualunque nuova ricerca, l'inizio di una nuova realtà.
Il tema del fallimento è un tema serio riguarda il senso della propria vita, della direzione che si dà alla propria vita, vita che si manterrà nel fallimento se non viene risolto il tema della finitezza della vita.
Ogni tanto è buono chiedersi “Che direzione voglio dare alla mia vita? Che cosa voglio?” questo tipo di società in cui viviamo oggi ci riempe di credenze che ci portano ad alimentare false speranze. Quando si proietta la nostra vita pensando che il nostro sviluppo personale dipenda dalla coppia, dal denaro, dalla famiglia, dalle amicizie ci si tradisce: questo non può funzionare perchè vuol dire basare il proprio progetto vitale sul progetto dell'altro . Il maggiore dei tradimenti è non riconoscersi come individuo con delle infelicità e capace di trasformarsi.
La prima cosa da fare è conoscere la nostra direzione e lì appariranno resistenze perchè c'è da lavorare con il tema del tradimento di se stessi e con le false speranze. Ma proprio questo lavoro permette di trovare una nuova direzione, di lasciar andare quello che non ci interessa e continuare con più forza quello che ci interessa davvero.
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