Per conoscersi è molto importante imparare a comprendere quello che mi sta succedendo.
Quello che mi succede non è da giudicare come vero o falso, buono o cattivo, ma semplicemente come osservazione di ciò che mi succede. Non conviene sentire altri su quello che “mi succede”, visto che anche loro si rendono poco conto di ciò che “succede” in loro.
Per conoscere se stessi è utile partire dalla conoscenza di quello che “mi succede”.
Conoscere se stessi parte dal fatto di accumulare informazioni su se stessi.
Quando dico che soffro perché sono solo, questa frase non dice assolutamente niente su me stesso. Piuttosto, interpreta una serie di sensazioni spiacevoli che interpreto come “soffrire”. Per avanzare nella verità di me stesso, la frase deve essere costruita in questo modo: “Credo che soffro perché sono solo.”
Questo mi porta a chiedermi che cosa mi fa dire che soffro. Quali sono le cose interne che mi capitano che interpreto nella parola “soffro”. Questa descrizione è differente dal dire: “Sono solo.” Quest’ultimo è la ragione che io attribuisco al dispiacere che sperimento, si tratta di una interpretazione di quello che mi succede, interpretazione che può essere corretta o no. E comunque è una interpretazione di ciò che mi succede e non la descrizione di ciò che mi succede.
Siamo abituati a fare interpretazioni di tutto quello che ci succede ma questa interpretazione non serva a nulla. Per esempio, non serve per smettere di stare soli.
Se il mio interesse è quello di conoscermi, non posso basarmi su comportamenti descritti da altri e forzandomi a riconoscerli nella mia esperienza.
Se voglio conoscermi, devo imparare a descrivere quello che mi succede e a differenziarlo da quello che “interpreto” che mi succede. Cosa vuol dire descrivere? rendermi conto di quali sono i punti tesi del corpo, il modo in cui respiro, le immagini che mi passano per la testa, quali cose aumentano la mia tensione, quali la diminuiscono, quali sono i miei pensieri e le mie azioni in diverse circostanze, ecc.
Quello che interpreto è parte della descrizione, giacché non posso smettere di interpretare, però riconosco che è una costruzione psicologica e non una verità in se’.
Imparare a descrivere ciò che mi succede è imparare a vivere con verità interna.
Sono tante le cose che crediamo, che se ci basiamo su di esse non potremo avanzare nella conoscenza di noi stessi. Ho bisogno di differenziare quello che “mi succede” da quello che “credo che mi succeda”.
Quello che credo lo chiamo “interpretazione” e quello che mi succede lo posso descrivere.
Conoscersi dunque, non è un’idea di me stesso, ma una accumulazione di informazione descrittiva su me stesso.
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