Benvenuto/a sul mio sito, sono la Dottoressa Denise Pagano Psicologa a Firenze, da anni studio e lavoro sul disagio mentale ed esistenziale con lo scopo principale di aiutare le persone a superare la sofferenza interna, oggi sempre più diffusa.

Questo è il mio sito dove potrai trovare informazioni su di me, i contatti o semplicemente approfondire temi di psicologia attraverso gli articoli che regolarmente scrivo.




Sep
01
2010
La potenza risiede dentro di noi
Psicologa a Firenze Dottoressa Denise Pagano - Benessere

Parlare di virtù può sembrare un po' antiquato, la parola richiama tempi andati di coraggiosi principi che arrivano a salvare principesse indifese grazie alleLa virtu soggioga il Vizio loro grandi qualità.
Le virtù sono state esaltate dalla favolistica che ci ha accompagnati nell' infanzia, come qualcosa che appartiene solo a poche persone, persone un po' speciali, dunque qualcosa di irragiungibile.

Mi soffermo su questo argomento perchè credo che oggi più che mai sia molto importante tornare a porre attenzione alle nostre virtù, ossia quelle qualità che ci mettono in una situazione di benessere quando le attuiamo.
Le virtù non sono definitive ed immodificabili, nel senso che possono essere presenti e poi scomparire o al contrario possono essere acquisite anche solo vedendole in altri, possono evolversi ed ampliarsi.
Le virtù rappresentano ciò che di bello c'è in noi, quella parte che ci mette immeditamente in contatto con qualcosa di più grande, qualcosa di sacro ed immortale.
Appena ci domandiamo quali virtù abbiamo, spesso la prima risposta è nessuna!
l'ombra del giudizio negativo con cui siamo stati abituati a guardarci e a guardare torna con forza e poi ci è stato detto che vantarsi delle proprie virtù era una brutta cosa e che era meglio credere di non averne o ipocritamente far finta di non averle e attendere che qualcuno magnanimo ce le riconoscesse.

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Mar
10
2010
"La vostra gioia è il vostro dolore senza maschera." Gibran
Psicologa a Firenze Dottoressa Denise Pagano - Disagio esistenziale

Il dolore rappresenta uno stato d'animo spesso collegato all'ingiustizia o all'incomprensione e la capacità di accoglierlo e accettarlo richiede stabilità interna, contatto con se stessi, radicamento emozionale, necessari a trasformare la propria esperienza interna, il proprio punto di vista su una situazione.

Viviamo in un'epoca che tenta di non entrare in contatto con il dolore, che cerca in tutti i modi di diffondere una visione edulcorata e iperprotettiva della realtà e che tende a circoscrivere il significato del dolore solo a dimensioni patologizzate e clinicizzate.
Il dolore viene visto come esperienza non autentica e non naturale, socialmente colpevolizzante, da evitare o da dimenticare il prima possibile, alimentandone così il rifiuto e l'inaccettazione. L'attitudine a rifuggire il dolore rappresenta una delle modalità che più facilmente inducono a sollevare rigide barriere, causa poi di maggior sofferenza.
Purtroppo non ci rendiamo conto che il dolore inaccettato è all'origine delle comuni inquietudini e insofferenze, mentre il reale cambiamento interno è possibile laddove il dolore viene accettato: “solo soffrendo il dolore è possibile provare il piacere.” (Bion)

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Mar
01
2010
Se vuoi sopravvivere non restare solo!
Psicologa a Firenze Dottoressa Denise Pagano - Disagio esistenziale

Intervista a Giovanni Cacioppo, neuroscienziato dell'Università di Chicago e coautore del nuovo libro," La solitudine: Natura umana e la necessità di collegamento sociale “, discute le più recenti ricerche su come le relazioni umane influiscono sulla salute fisica.


D: Perché ha scelto di studiare la solitudine?
R: Vogliamo capire quale importanza hanno i nostri legami sociali con la biologia della gente. All'inizio della storia umana, la sopravvivenza della nostra specie richiedeva la protezione delle famiglie e delle tribù, l'isolamento significava la morte. La sensazione dolorosa conosciuta come la solitudine è un messaggio per riconnettersi agli altri.

D: Lei dice che l'isolamento sociale ha un impatto sulla salute paragonabile alla pressione alta, all'obesità, alla mancanza di esercizio fisico o al fumo. Ci può spiegare?

R: La solitudine si può calcolare attraverso misurazioni degli ormoni dello stress, la funzione immunitaria e la funzione cardiovascolare. Gli adulti soli consumano più alcol e fanno meno esercizio fisico rispetto a coloro che non sono soli. La loro dieta è a più elevato contenuto di grassi, il loro sonno è meno efficiente e fanno più fatica durante il giorno. La solitudine distrugge anche la regolamentazione dei processi cellulari in profondità all'interno del corpo, ci predispone all' invecchiamento precoce.

D: Lei ricorda che la solitudine ci rende anche meno socialmente abili. Come?
R: Gli adulti soli hanno le stesse competenze sociali degli adulti non soli, ma non le utilizzano in modo appropriato. Noi pensiamo che le persone solitarie si sentano minacciati e per quella sensazione di minaccia, non sono certi di potersi fidare degli altri. Quando si vede qualcosa di positivo accadere ad altri e non si è sicuri che saremo inclusi, allora si diventa distanti, esigenti, o critici.

D: la soluzione per circondarsi di persone?
R: La solitudine non è necessariamente un risultato dell' essere soli. Pensiamo ad un coniuge in lutto o  a chi si allontana per la prima volta da casa per andare all'università. Possiamo avere intorno un sacco di persone, ma sentirci completamente isolati. Negli esseri umani, l'isolamento percepito è tanto più importante che l'isolamento fisico.

 

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